Il cavalier poggianti

Quello della famiglia Poggianti è uno dei più importanti e grandi mobilifici di Cascina, fondato nel 1872 da Giuseppe Poggianti. Già la data di fondazione non può essere sottovalutata per la precocità; come molti altri mobilifici, si colloca nei pressi della stazione, lungo la linea ferroviaria che congiunge Cascina a Firenze e Livorno.

Ne usufruiva sia per rifornirsi del legname necessario alla produzione, che veniva acquistato dalle segherie Feltrinelli di Livorno, sia per caricare sui vagoni merci il prodotto finito da distribuire sul mercato.

I Poggianti furono tra i produttori che nel 1922, in uno sforzo comune, diedero vita alla “Mostra del mobile”, la quale divenne 1927 “Mostra permanente del mobile”. La ditta si distinse per la qualità e l’importanza della lavorazione: partecipò alla ricostruzione degli arredi della Certosa di Calci, danneggiata da un incendio, costruì i mobili per la sala reale della stazione ferroviaria San Pietro di Roma, realizzò l’arredo del Cafè de Paris sempre a Roma, su progetto dall’architetto Borsi, e l’arredo completo del traghetto Stoccolma, oltre ai mobili di numerose ville in tutta Italia.

Per anni i Poggianti ebbero l’esclusiva sulla formica, materiale allora rivoluzionario per le sue qualità di resistenza e praticità, importato direttamente dall’estero. Riuscirono anche a produrre, unici nell’area al momento, cucine componibili “all’americana”, ossia assemblabili secondo gusto ed esigenze del cliente. Il periodo di massima espansione si colloca negli anni sessanta, quando riuscì a dare lavoro a circa settanta dipendenti i quali, come per altri mobilifici, avevano acquisito esperienza e abilità presso il locale Istituto d’Arte, o presso artigiani della zona.

Varia la provenienza della materia e varie le specie di legnami; dall’estero proveniva l’abete, il mogano, l’acero e il teck mentre erano nazionali noce, rovere, castagno, ciliegio ed altri.

La chiusura di questa importante ditta avvenne, come per molte altre della zona, negli anni settanta. Le ragioni furono molteplici : mutamenti nella domanda, carenza di manodopera, concorrenza di ditte del nord. La ditta dovette fare i conti anche con la mancanza di eredi.